domenica 2 gennaio 2011

Ogni pezzo di storia

(Il povero poeta-Spitzweg)

Ogni gesto appassionato si spegne debolmente quando vi è impossibilità di condivisione. Esistono cose tormentose, che l'altro non può capire, esistono fatti crudeli, che l'altro non può comprendere o evitare; in questo, sento il senso triste della vita.
Piangendo ho confessato le mie debolezze, soffrendone le ho mostrate nella speranza di cacciarle, lottando contro il mio carattere, ho cercato l'unione, l'equilibrio, ma il tempo mi dimostra con forza come tutto appassisca di fronte all'impossibilità di condivisione.
Ci sono matrimoni che hanno raggiunto una certa luminosità, una trasparenza tale da rendere il dialogo semplice, fluido; in queste coppie magari i vissuti saranno simili cosicchè è facile comprendersi. Altre coppie invece, hanno conquistato l'apice delle passioni, delle avventure, sono immuni dalla noia, recalcitranti di fronte alla monotonia, ma con passati differenti, diametralmente opposti. Quel che li tormenta è la difficoltà sorda dei loro comportamenti. Come può, ad esempio, un uomo che ha vissuto senza strappi emotivi, senza ingiustizie gratuite, arrivare a comprendere chi ne ha subìte? E' come parlarsi dalle due parti di un vetro antiproiettile.
Osservo disillusa la mia costruzione di sabbia, l'impegno di questi anni, la cautela nell'uso delle parole, la determinazione a voler continuare, qualche vaso si è rotto e lo ricompongo, qualche volta cedo alla malinconia, o guardo fuori dal vetro la gente passare, senza fare nulla, senza muovermi, senza reagire. Ma se alle volte, qualcuno, si fermasse a pensare, si fermasse sui propri pensieri, anche se fanno male, sentirebbe la sua voce, invece di fuggirla. Il segreto sta nel silenzio. E allora si potrebbe capire, anche se lontanamente, perchè i poeti si rivolgono alla Luna , mentre i cristiani a Dio. Si cercherebbe la frase giusta o si cancellerebbe l'odio, si afferrerebbe l'astratto per avere più concretezza. Noi che siamo così imperfetti dovremmo stare più tempo sotto un cielo invece che sotto le tegole di un bar.

Quando sono di umore così nero, mi piace scrivere e guardare gli alberi fuori dalla finestra; un tempo passeggiavo sola per i boschi, la notte...sola... Con il desiderio di sentirmi libera o farla finita. Oggi proseguo, nel mio impegno, nelle dissonanze e consonanze dei miei affetti, nel dolore di ammetterli nella mia intimità, con gli occhi velati. E nelle notti calme, vedo l'eco di una scervellata che ride senza ritegno o il messaggio giusto recapitato alla persona sbagliata. E tutto svanisce, una carezza perde significato, un abbraccio si scioglie e divengo consapevole dell'inutilità di alcuni rapporti e capisco perchè due persone si cercano, due amici si sentono, due conoscenti si vedono. Si ricerca sempre il proprio simile.

La lezione della vita non l'imparerò mai, perchè alla fine io amo oppure odio, altro che equilibrio! Odio le buffonate di una scema o le battute pungenti di un uomo rifiutato. Amo i sorrisi, l'ingenuità dei bambini e le notti stellate, disprezzo le macchie sui vestiti e l'ostentazione del sesso, adoro le rondini in primavera e i boccioli di rosa. Aborro chi finge di aver capito e chi crede di mentir bene, amo l'umiltà del colpevole che chiede perdono, odio le lacrime di chi piangerà più volte della stessa colpa e amo le lacrime di chi soffre incuneato nelle proprie pene.
E amo i miei slanci infantili, le piccole eccitazioni, l'adrenalina di un nulla, come quando i bambini vedono le bolle di sapone a mezz'aria e impazziscono di gioia, una gioia povera, onesta. E condanno chi infrange i miei sogni, chi mi fa la morale e uccide il primo nemico che incontra per strada. E amo la vità per la sua brevità e la sua imperfezione. Ed anche se la solitudine mi rovina, sono più felice quando son sola. Perchè mi accontento di poco. Le pagine di un libro, il bianco del mio diario. E la storia da aggiungere.

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