domenica 25 luglio 2010

Do you not get off

21/07/10 Notte insonne.

Domani partirò per Chiusi. Paura di avere aspettative superiori alla realtà.
Ho solo quest'immagine da incubo in testa: due estranei in un bar si avvicinano a me e alla mia amica- ci provano - il mio solito freddo distacco, aria cinica, infastidita, disgustata - modi scocciati - uno di loro mi infila un coltello in pancia - vedo la mia morte dall'alto - urlo "Aiutatemi" - l'amica non sa che fare. Fine.


(Appunti dal mio diario di viaggio)
In treno - Milano C.le/Chiusi-Chianciano Terme
Ho sempre amato viaggiare in treno, i paesaggi sono sempre uguali: sterpaglia, ghiaia, case abbandonate, condomini fatiscenti, strade dall'alto con il solito andirivieni di mezzi.
Sento il rumore delle rotaie, ancora nei limiti del suono.
Ho sempre con me un libro in borsa. Questo periodo vuole i "Diari" di Sylvia Plath, per non smentire la mia indole autodistruttiva, pagine di depressione, solitudine, suicidio. Evviva direi.
Treno 587, Carrozza 004, Posto 116, finestrino (un must), di fronte a me altre persone, ma non riesco a delineare i loro volti, ci sono e non li vedo, per fortuna tacciono ed evitano quelle chiacchiere inutili che tanto mi irritano sul tempo, calcio, tv; in treno esigo silenzio...

Fermi sul treno causa guasto, ritardo.
Dal finestrino vedo l'uomo (caucasico?) che pochi minuti fa è venuto nella carrozza a disturbare la mia telefonata, chiedendo l'elemosina. Oltre a lui, su un muretto, ci sono 4 ragazzi, tra maschi e femmine, sui 13-14 anni ed una donna opulenta. Ora l'uomo sorride con le sue (figlie?) in fiore, ma ancora bambine, dall'aria stantia e rugosa, invecchiata. Sedute sul muretto mangiano pane e affettati imbustati; la visione, da qui, dietro al finestrino sporco, li fa sembrare di plastica, carne da cartone animato. Il più piccolo sbrana una brioche. Gioiscono per il bottino, penso, e mi sento in colpa per aver creduto mi "prendesse in giro"; i mendicanti mi irritano e al contempo mi fanno pena. Non riesco a sopportare la loro presenza, soffro troppo.
Trascrivo la scena sul mio diario, passano circa due minuti, mi volto ancora verso la loro direzione e trovo cartacce e contenitori vuoti. La rabbia mi rende sorda. Vedo lo schiaffo alla generosità umana.

2 commenti:

  1. sono rientrato a casa...ennesima trasferta, ennesimo volo...ho perso il conto, centinaia di aerei sui quali sono salito ormai...il finestrino dal quale guardo io porta le nuvole, colori pazzeschi, il desiderio di uscire e sedersi sull'ala per staccarsi dagli altri, per non farsi guardare...per smettere di guardare oltre quel finestrino i riflessi di un viaggio che non so se mai arriverà. Se mai arriverà il giorno che guardando verso il finestrino scorgerò prima delle nuvole i lineamenti di colei che avrà lacerato le mie difese, e su quel finestrino poter tracciare infantili graffiti di gratitudine sul fiato condensato.
    Poi si susseguono gli aeroporti...uno, due...tre, fino a che le voci diventano fastidiosamente conosciute, la lingua non lascia scampo e il mio dolore non ha dove nascondersi.
    Fino al prossimo volo. Spero di non soffrire troppo.
    O forse dovrei provare a salire sul treno.

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