lunedì 19 luglio 2010

Vacuum


E' una sera stranamente tranquilla, silenziosa, il cellulare non trilla, i grilli sussurrano, gli uccellini della vicina non cantano...la quiete prima della tempesta. Ed io in quanto a premonizioni non sbaglio mai.
L'aria è calda, leggermente umida, ma riesco a scrivere senza ventilatore, con indosso un vestito di seta leggera, fresca, bianca.
Sono stranamente triste, eppure non dovrei. Dovrei gioire perchè qualche giorno fa è uscito il mio editoriale di moda sull'inserto di un quotidiano nazionale e questo, mi dicono, dovrebbe essere una soddisfazione. Perchè non sorrido? Era quello che desideravo ed ora che è qui, sotto le mie mani, la carta appena stampata, i colori, il mio nome in prima fila, non faccio altro che abbattermi nei pensieri del "più bravo, più noto, più in gamba di me". E so, nel mio intimo, che sarà così sempre, ma che lo è per tutti. Questa incessante e appiccicosa vanità, l'orgoglio del dominio, del primeggiare e gli sforzi secchi per la corsa in avanti. Perchè arrivare secondi equivale a perdere.

Nei momenti di sconforto (e arrivano all'improvviso, senza motivo, senza una reale causa) tutte le immagini come film nella testa, ti percorrono la schiena in incubi e frasi e paure; vedi solo l'ombra sul muro che si sposta e si ingigantisce, e tu sai che hai sempre avuto il terrore delle ombre; senti il soffio del demone, benedetto, dietro il collo e tra i capelli, gli stessi capelli che la scorsa notte, un uomo, toccava ignaro, sensualmente.
Nulla ha più un senso, una razionale ragione, non c'è morale o valore che tenga, perchè vieni sottratta a qualcosa, a te stessa e non sai più chi sei, e nemmeno lo vuoi essere. Sei solo un miscuglio di idee e associazioni con il mare, l'infanzia, la morte. E Dio sa cosa voglio dire. Il Mio Dio.
Ti senti triste e pensi alle apparenze sociali, pensi che non è il caso di vomitare le tue inquietudini in faccia a degli estranei, pensi che mantenere la maschera della donna forte, aggressiva, indipendente e stronza (così piace a loro, agli uomini, è questo che "vedono" i ciechi) sia l'unico modo di sopravvivenza. Pensi che è tutta assurda la tiritera del "mi piaci-usciamo-facciamo l'amore", che è una stronzata, perchè si fa l'amore ancora prima di conoscersi, perchè è lì, negli occhi di un lui e una lei e a nessuno frega niente di quello che pensi, di "come stai". Ma il "decoro" (questo impone la gentaglia) prevede lo schema "mi piaci-usciamo-facciamo l'amore" e allora non puoi tirarti indietro e devi essere "donna", devi indossare il tuo ruolo di falsa, patetica, bugiarda, donna, casta, debole, puritana. Donna perchè lo vuole lui, loro... E tutto diventa ancora più triste, più noioso, inutile e il tuo pensiero va ai grandi uomini della storia, ai grandi filosofi, a Freud che avresti voluto come amante e padre, al pezzo che hai da scrivere, al manuale che devi completare e, forse, non pubblicherai mai. Ai sogni.
E quando sei triste è così, elemosini attenzioni, elemosini un attimo per te soltanto. E ti basta poco.
Poi tutto torna normale, nella tua solitudine.

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